Foggia si scopre bella. E scusate il ritardo

Foggia si scopre bella. E scusate il ritardo

A desso la chiamano la grande Bellezza con la B rigorosamente in maiuscolo per cogliere al volo il messaggio. È la grande bellezza che si è impossessata di Foggia, il mio amore di città, domenica sera, quando la squadra di calcio è tornata da un paesino del Lazio con le insegne della promozione in serie B. Una conquista sfiorata e inseguita per lunghi, interminabili 19 anni durante i quali il declino della città è stato quasi scandito da quello calcistico in una sorta di malinconico gemellaggio che ha depresso gli umori oltre che l’economia. C’ero nello spareggio con l’Avellino finito con una beffa, c’ero a Cremona illuso da un gol di vantaggio, c’ero col Pisa ammutolito dopo un campionato colmo di gol e di gioco brillante firmato De Zerbi: quando hai sulla pelle tali cicatrici il successo nel calcio ti cambia la prospettiva. Perciò ieri a Foggia hanno visto la grande Bellezza qualche giorno dopo aver ascoltato Vittorio Sgarbi spiegare Michelangelo al teatro Giordano. Legittima la suggestione.

Io posso dirlo senza provocare guerre intestine perché ho le radici da quelle parti e conservo intatti affetti, amicizie, legami oltre che l’abitudine a frequentare lo Zaccheria: Foggia non è una grande bellezza ma ieri è diventata improvvisamente incantevole. Perché una città, 30, forse 40 mila persone, si è riversata nei viali e nelle piazze, colorandole di rossonero. Hanno atteso i loro eroi arrivati su un torpedone scoperto, come usa in questa epoca, e reso gli onori meritati all’umile e silenzioso Stroppa, il tecnico forgiato alla scuola di Sacchi e Capello, ai generosi patron, i fratelli Fedele e Franco Sannella, al presidente Fares. C’erano le due mascotte, Pio e Amedeo, la coppia pittoresca di Emigratis che hanno sdoganato il dialetto foggiano, incomprensibile, in tv, c’era il sindaco Landella vestito da ultrà e c’era in piazza una generazione di ragazzi e ragazze che non hanno mai conosciuto Oronzo Pugliese e Vittorio Nocera, hanno solo sentito parlare di Maerstrelli, Bigon e Pirazzini, e hanno visto i filmati di Signori e Baiano. A loro farei l’unica dedica possibile: scusate il ritardo.

di Franco Ordine – www.ilgiornale.it

Categoria: Rassegna Stampa