C’è un cuore che batte nel cuore di Foggia

C’è un cuore che batte nel cuore di Foggia

C’è un cuore che batte nel cuore della nostra città, batte al ritmo di 67 cuori che hanno smesso di battere in quella tragica notte del 11 novembre di ventuno anni fa. Giovani, bambini, donne e uomini, famiglie strappate alla vita, alla quotidianità. Vite spezzate che ancora oggi ci interrogano, urlano i loro perché nel silenzio di una comunità che non ha risposte, non ne aveva allora e non ne avrà domani. Perché non c’è mai una risposta a certi perché, una giustificazione che ci metta in pace con la nostra coscienza, qualcosa che vada oltre ai fiori, alle lacrime ed al ricordo.

C’è ancora una ferita aperta nel cuore della nostra città in un angolo verde dove prima c’era una palazzina, il vocio confuso di gente come noi, l’irrequietezza dei ragazzini, il rossore dei primi amori mai sbocciati, finiti nella polvere e nel fragore di uno schianto in una notte più buia del nero, una notte che per tanti non ha più conosciuto il bagliore rassicurante dell’alba. Un’alba arrivata invece puntuale per chi è rimasto, sconcertato, davanti a tanto sconforto, tra le macerie sbriciolate di un cemento marcio, marcio come l’incuria e l’inettitudine di chi è rimasto colpevolmente vivo, nascosto dalla propria vergogna, sfuggito persino ad una giustizia che comunque non ci avrebbe restituito le voci di chi ha smesso di affannarsi a rincorrere le proprie preoccupazioni, sepolto per l’eternità da quella casa a cui aveva affidato la propria tranquillità, raggiunto da un destino infame al bagliore di quel 348

Noi Siamo Leggenda focolare che non ha potuto salvarlo, che avrebbe dovuto proteggerlo ed invece lo ha ucciso. Cosa rimane oggi oltre quel cuore scolpito nel cuore della nostra città? Cosa ci hanno insegnato quei morti che dovremmo portare per mano tutti i giorni e ai quali dobbiamo invece una risposta? Quel giorno non è crollata solo una palazzina, ma sono crollate tutte le nostre certezze. Sotto quelle macerie potevamo finirci noi, i nostri padri o le nostre madri, i nostri figli o i nostri amori. E se la sorte ha scelto diversamente e ha scolpito quei nomi, i loro nomi, su quelle maledette 67 lapidi, le facce no, le facce sono le stesse, sono uguali alle nostre che sono rimaste attonite a guardare ed a pregare, impotenti dinanzi a tanto strazio, pietrificate. Quella notte qualcosa è andata via per sempre, ma qualcosa è rimasta, almeno lo spero, aldilà della commemorazione e della retorica, qualcosa che deve rimanere nelle nostre coscienze. Porteremo per mano quella sfortunata gente e daremo loro quelle risposte se impareremo ad essere migliori in ogni gesto delle nostre più fortunate esistenze, le stringeremo a noi e renderemo loro merito tutte le volte che facendo una scelta, prendendo una decisione, penseremo che quella scelta sarà quella giusta quando lo sarà non solo per noi ma per tutti quelli come noi. Se chi costruì quella palazzina tanti anni fa avesse fatto la stessa scelta oggi ci sarebbe un cuore in meno nel cuore della nostra città, ma 67 cuori in più confusi tra le nostre vite, con il loro diritto a vivere e ad esistere.
Daisako Ikeda diceva che “non importa quanto cambino i tempi o quanto sia progredita una civiltà, in fin dei conti tutto dipende dal carattere delle persone. Le decisioni degli esseri umani determinano il loro destino e quello del resto del mondo”.

Francesco Bacchieri
(Tratto da “Noi Siamo Leggenda” – Mitico Channel Editore”)