Am’arrcord: Ignoffo “L’affetto di Foggia mi onora ed inorgoglisce”

Am’arrcord: Ignoffo “L’affetto di Foggia mi onora ed inorgoglisce”

Ospite di questa puntata di “Am’arrcord” è Giovanni Ignoffo, difensore del Foggia dal 2006 al 2008, dove ha collezionato 61 presenze e 3 reti, oltre a due dolorose sconfitte ai play off con Avellino e Cremonese. Raggiungiamo telefonicamente l’attuale tecnico del San Luca, squadra calabrese militante nel girone I di Serie D, dopo che Ignoffo ha vissuto le sue prime esperienze da tecnico nel settore giovanile del Palermo, all’Avellino ed al Siracusa.

Buon pomeriggio Signor Ignoffo e grazie per aver accettato questa chiacchierata con noi.

Grazie mille a voi per l’occasione che mi date di ricordare una piazza che mi ha dato davvero tanto in termini di affetto personale e di soddisfazioni dal punto di vista professionale. Sentire dopo tanti anni questo calore nei miei confronti mi rende davvero orgoglioso ed onorato.

Cosa ricorda del suo arrivo al Foggia?

Ero reduce dall’esperienza alla Salernitana e raggiunsi Foggia insieme ad altri compagni di squadra, oltre a mister Cuoghi. L’inizio fu abbastanza turbolento visto che la gente aveva tante aspettative nei nostri confonti; ricordo ancora il duro confronto con la tifoseria organizzata dopo il pareggio nel derby con il Manfredonia. In quell’occasione si creò quel grande rapporto tra quella rosa e la piazza, che ci condusse fino ad un passo dalla Serie B.

Un sogno svanito sul tiro di Rivaldo ad Avellino. Cosa ricorda di quel doppio confronto drammatico dal punto di vista sportivo?

Sensazioni contrastanti ma ho un ricordo indelebile che mi accompagnerà per tutto il resto della mia vita: le lacrime versate da noi calciatori e dai tifosi rossoneri all’uscita del casello dell’autostrada. Fu un momento emozionante perché ci rendemmo conto di quanto poteva essere importante quella promozione per la nostra carriera e per il bene dell’intera comunità foggiana. Quel gruppo aveva tutte le qualità per essere protagonista anche in Serie B, dalla rosa alla società che ci metteva risorse e passione.

Il secondo anno invece cosa non funzionò con Campilongo?

Diciamo che il mister ebbe un rapporto abbastanza turbolento sia con parte della rosa che con la società che si aspettava da lui magari sin da subito risultati migliori. Dopo l’esonero di Campilongo e l’arrivo di Galderisi le cose migliorano ed arrivammo sino ai play off, dove venimmo eliminati dopo due pareggi con la Cremonese, in maniera anche immeritata visto che i grigiorossi segnarono un gol irregolare per un fallo su Agazzi.

Cosa ha Foggia di diverso rispetto ad altre piazze prestigiose dove lei ha giocato come Napoli, Avellino, Salerno, Perugia… solo per citarne alcune.

Foggia vive di pane e pallone, la città è tutta concentrata sul calcio e vive per i risultati della squadra. Non è da tutti giocare in piazze come Foggia, visto che ci vogliono qualità caratteriali che ti permettono di gestire momenti di forte euforia nei momenti buoni e forte contestazione se le cose vanno male.

Adesso Ignoffo è passato dall’altra parte della barricata. Cosa c’è di diverso tra fare il calciatore e l’allenatore?

Quando giocavo ero concentrato per le 2-3 ore al giorno in cui mi allenavo ma poi mi concedevo dei momenti di relax mentale. Mentre da mister l’impegno è costante, 24 ore su 24, con l’obiettivo di far rendere al meglio tutti i giocatori a disposizione e trovare le soluzioni tattiche più adatte al match successivo.

Che tipo di calcio piace proporre ad Ignoffo e quali sono gli allenatori che più le piacciono?

Un calcio propositivo ed aggressivo, con un possesso palla costruttivo e non sterile, caratterizzato da una grande intensità. Per quel che riguarda i colleghi allenatori, sicuramente Roberto De Zerbi con il suo calcio molto propositivo e poi Vincenzo Italiano per l’intensità che riesce a dare al gioco delle sue squadre.

Cosa sarebbe per lei arrivare un giorno sulla panchina del Foggia?

Sarebbe un punto di arrivo ma anche un punto di partenza eccezionale per fare calcio in una piazza che ha pochi eguali in Italia. Spero che prima o poi questo sogno si realizzi perché, dopo essere stato giocatore e capitano, diventare anche mister del Foggia per me sarebbe emozionante.

Grazie mille per la disponibilità e per la cortesia.

Grazie a te per la bella chiacchierata e permettimi di salutare tutti i tifosi del Foggia, in particolar modo delle due curve, che ci hanno sostenuto davvero in tutta Italia. Sempre Forza Foggia!

Tullio Imperatrice

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