David Stefani: “Il Foggia è come un tatuaggio che mi è rimasto sulla pelle. De Zerbi? Eravamo obbligati a passargli la palla”

David Stefani: “Il Foggia è come un tatuaggio che mi è rimasto sulla pelle. De Zerbi? Eravamo obbligati a passargli la palla”

Per questo appuntamento di “Am’arrcord” abbiamo nostro ospite David Stefani, centrocampista che ha vestito la maglia del Foggia dal 2003 al 2006, collezionando 76 presenze ed 1 gol. Centrocampista dotato di ottime qualità tecniche e caratteriali, Stefani ha lasciato un bel ricordo in tutti i tifosi rossoneri che hanno avuto modo di apprezzarlo nelle sue stagioni in Capitanata.

Buongiorno Signor Stefani e grazie mille per aver accettato il nostro invito.
Grazie mille a voi. È un piacere ricordare un periodo della mia carriera che mi ha segnato in maniera profonda, nonostante mille difficoltà vissute in quegli anni.
Cosa ha rappresentato per lei l’esperienza a Foggia sia dal punto di vista professionale che personale?
Il Foggia è stato come un tatuaggio che mi è rimasto impresso sulla pelle. Una tifoseria e un senso di appartenenza che mi sono entrati dentro e che mi hanno comunque lasciato un segno indelebile anche personalmente. Foggia è una piazza che riesce a farti sentire davvero “calciatore”, in tutti i sensi, nonostante io abbia vissuto un periodo non di certo semplice dal punto di vista societario. Per quanto riguarda la vita privata, io e mia moglie, che a quel tempo era la mia fidanzata, non facevamo grande vita mondana ma Foggia ci ha accolto e ci ha sempre trattato in maniera squisita.

Lei arriva a Foggia nel 2003-2004, con Marino in panchina, in una squadra che veniva dal campionato vinto l’anno precedente in Serie C2. Come fu il suo impatto con lo spogliatoio e con il mister?
L’inizio della mia esperienza a Foggia non è stato facile per due motivi. Innanzitutto io venni preso per sostituire Pazienza che passò all’Udinese in Serie A e tutta la piazza, mister compreso, pretendeva da me grandi prestazioni che non lo facessero rimpiangere. Io però venivo da una stagione complicata a Lucca dove non giocai quasi mai per problemi fisici. Ricordo però che avevamo una rosa davvero di alta qualità con giocatori come Del Core, Catalano, Brutto, Efficie e soprattutto De Zerbi. Quella squadra, senza la crisi societaria, avrebbe potuto dominare anche in Serie C1.

A proposito di De Zerbi, secondo lei si vedeva già la predisposizione a diventare un grande allenatore?
Assolutamente si. Roberto mostrava già una personalità ed una voglia di essere protagonista all’interno della partita fuori dal comune. Queste caratteristiche sono poi le sue qualità principali da allenatore. A Foggia noi eravamo quasi obbligati a passargli la palla, perché lui esigeva essere al centro del gioco e noi non avevamo di certo problemi ad affidarci alle sue qualità tecniche. Ti confesso una cosa: se devo scegliere una partita di Serie A da vedere, scelgo sempre quella dove c’è Roberto, perché fa divertire ed il calcio di adesso difficilmente riesce a farmi divertire.

L’anno dopo, 2004/2005, ci fu la rivoluzione societaria con l’arrivo di Coccimiglio. Altra stagione tribolata, dico bene?
Coccimiglio portò subito entusiasmo e costruì una buona squadra, puntando anche su un blocco di giocatori che portò con se dall’esperienza al Montevarchi. Anche la scelta di Giannini come allenatore fu azzeccata, visto che noi ci divertivamo in campo, nonostante avessimo problemi soprattutto in fase realizzativa visto che Ban lasciò la squadra dopo poche partite e Cellini si sbloccò solo a dicembre. Anche dal punto di vista economico fino a metà stagione non ci furono problemi. A ridosso del mercato di gennaio però Giannini avanzò delle pretese tecniche per migliorare la squadra e Coccimiglio iniziò ad avere qualche problema economico. A causa di questo il “Principe” fu esonerato ed arrivò Morgia e noi, malgrado tutto, riuscimmo a portare a termine una stagione più che dignitosa.

Nel cuore di noi tifosi è impressa una data: 08 dicembre 2004, Foggia-Napoli 4-1. Cosa ricordi di quella giornata?
Una grande emozione, una di quelle partite che rimarranno per sempre nel mio cuore e che mi fanno ancora venire i brividi. Lo stadio era una spettacolo che difficilmente si vedeva e si vede ancora oggi in Serie A. Vincere contro una grande squadra contro il Napoli, in quella maniera così netta, fu davvero incredibile. Ricordo ancora il gesto di Mounard sotto la curva del Napoli; esaltò i nostri tifosi ma fu un gesto che ci accompagnò poi per tutta la stagione.
L’anno dopo ennesimo cambio societario, con l’arrivo dei 10 soci foggiani e Peppino Pavone come direttore tecnico e lei che inizia la stagione con i gradi di capitano. Altra stagione decisamente difficile.
Stagione incredibilmente complicata. Come sicuramente ricordi, i nuovi proprietari dovevano in qualche modo sanare la società dai debiti della gestione precedente ed allestirono una squadra non certo di prim’ordine, con tanti giovani alle prime esperienze tra i professionisti in pieno “stile Pavone”. La squadra ebbe molte difficoltà e la situazione si aggravò ulteriormente con la cessione di Moro all’Ascoli in Serie A. Morgia pagò la mancanza di risultati ma la situazione peggiorò nettamente con l’arrivo di Rumignani. Una gestione del gruppo ai limiti dell’assurdo, con me che ero il capitano messo immediatamente fuori rosa; un ex compagno di squadra mi anticipò la notizia visto che sapere che lui era solito fare così. Fortunatamente durò solo poche partite. La salvezza in quella stagione ebbe il nome di Silvano Fiorucci, una persona ed un allenatore davvero speciale che ha saputo ricompattare il gruppo. Il girone di ritorno fu ottimo e riuscimmo ad ottenere una salvezza che ad un certo punto sembrava quasi insperata. Essere poi il capitano del Foggia per me rimarrà sempre una delle soddisfazioni più importanti di tutta la mia carriera. In quella stagione segnai anche il mio unico gol contro la Juve Stabia; esultai correndo verso la panchina abbracciando Fiorucci che segnò in maniera importante quella mia stagione.

In che modo finì poi il rapporto con il Foggia?
Diciamo che nel corso di quella stagione, messo due volte fuori rosa senza motivo, non mi sentii tutelato dalla società, nonostante abbia ingoiato molti rospi in tre anni per la passione e per il rispetto che avevo per la tifoseria e per la maglia che indossavo. Optai per una società come il Tuttocuoio che mi garantiva un posto da titolare ed un ambiente decisamente più tranquillo rispetto a quello che è Foggia.

Arriviamo all’attualità: cosa fa adesso David Stefani?
Sono l’allenatore in seconda di Magrini del Grosseto in Lega Pro e contemporaneamente alleno i bambini del 2010; due esperienze che mi stanno dando grandi soddisfazioni. Per quanto riguarda la prima squadra, stiamo portando avanti da 3 anni un progetto che vede al centro la “grossetanità”, puntando su giovani nati a Grosseto che abbiamo la grinta e le qualità giusta per sudare con onore la maglia; grazie a questo siamo riusciti a vincere due campionati e a far benissimo quest’anno in Lega Pro. Per quanto riguarda i bambini, sono convinto che bisogna dargli i giusti insegnamenti per riportare il calcio nella sua giusta dimensione.

Sta seguendo la stagione del Foggia?
Come sempre da quando sono andato via. Guardo sempre il risultato del Foggia, così come quello del Livorno, altra società a cui sono rimasto profondamente legato per la mia esperienza da giocatore, nonostante questo non faccia particolarmente piacere ai tifosi del Grosseto, squadra del mio cuore e della mia città. So che Marchionni sta facendo un ottimo lavoro e sono sicuro che, essendo stato vice di Baldini a Carrara, abbia saputo trasmettere ai suoi ragazzi la giusta determinazione ed il giusto spirito per affrontare un campionato difficile come la Lega Pro, isolandoli anche da alcuni problemi societari che sono presenti a Foggia. È senza dubbio un grande merito.

Cosa significherebbe per lei allenare un giorno il Foggia?
Sarebbe un motivo di grande orgoglio ma con la sincerità che mi contraddistingue devo ammettere che non mi sento ancora pronto per un’avventura del genere, visto che per allenare il Foggia ci vuole una grande esperienza per non deludere una piazza che merita sempre il massimo.

Grazie mille per la disponibilità ed i migliori auguri per la sua carriera.
Grazie a voi e permettimi di mandare un caloroso abbraccio a tutti i tifosi del Foggia e alle tante persone che ho conosciuto nella mia esperienza a Foggia; ricordo ancora due simboli del Foggia Calcio come Lino Rabbaglietti e Dario Annecchino, che furono fondamentali in quegli anni tribolati per tenere unito il gruppo. Spero di rivedervi presto, Forza Foggia!

Tullio Imperatrice

Categoria: Am'arrcord