Franco Mancini e il Foggia, quel legame che vive e vivrà per sempre

Franco Mancini e il Foggia, quel legame che vive e vivrà per sempre

Ci sono giocatori che determinano le vittorie della propria squadra in una singola gara o in una singola competizione, che ne diventano  il capitano o che, per un breve periodo, ne diventano addirittura il simbolo. Ci sono poi alcuni giocatori, una categoria che con il passare degli anni diventa sempre più merce rara, che segnano in maniera indelebile il proprio nome ad una squadra, lasciando una marchiatura indelebile che non conosce tempo e spazio. 

Franco Mancini ed il Foggia saranno per sempre fusi l’uno all’altro, in una storia d’amore trascendente che si prenderà gioco del tempo che passa ed addirittura anche della morte stessa, perché Franco c’è sempre e lo si continua a sentire nei cori dello stadio e della curva a lui intitolata, anche in un periodo particolare come questo. 

Ma chi è stato Franco Mancini? In questo appuntamento speciale di “Am’arrcord” rendiamo omaggio ad uno dei simboli più luminosi di ogni tempo dei nostri amati Satanelli.

Francesco Mancini nasce a Matera il 10 ottobre del 1968 e cresce calcisticamente proprio nelle giovanili della squadra della “Città dei Sassi”, dove disputa le prime stagioni tra i professionisti tra il 1985 ed il 1987,dove precocissimo mette in mostra le sue doti. Attira le attenzioni del Bisceglie ma nell’ottobre del 1987 arriva la chiamata che cambierà la sua storia per sempre: arriva il Foggia di Casillo e Zeman.

Tra l’ottobre del 1987 ed il novembre del 1995 Mancini rivoluzionerà la concezione del portiere, facendolo diventare a tutti gli effetti l’undicesimo uomo di movimento. Dotato di una tecnica da centrocampista, spericolato nelle uscite, ha alternato parate prodigiose ad interventi improvvidi che, come per tutti i geni, ne hanno accresciuto in maniera esponenziale il mito. 235 presenze, 283 gol subiti, pagine di storia rossonera che saranno sempre patrimonio di tutti. Per gli interventi decisamente al di fuori della propria area di competenza, insieme alla grande spettacolarità, sarà paragonato a Renè Higuita, leggendario portiere colombiano degli anni ’70-’80.

Memorabili nei ricordi dei compagni di squadra i ritiri precampionato, dove rallegrava tutti con la sua passione per la batteria e soprattutto per la musica raggae e Bob Marley.

Nel novembre 1995, complici gli infortuni di Marchegiani e Orsi, Zeman lo chiama con se alla Lazio, dove collezionerà 6 presenze, raggiungendo il terzo posto in classifica.

Torna in maglia rossonera l’anno successivo in Serie B, dove con Burgnich in panchina, conquisterà un onorevole 11 posto, con una società già allo sbando ma con dei compagni di squadra che lo vedono come l’ancora alla quale aggrapparsi nei momenti di difficoltà.

Passerà al termine di quella stagione al Bari, dove sarà titolare per tre stagioni consecutive in Serie A, collezionando 95 presenze, poi passerà in un’altra grande piazza del Sud come Napoli, dove tra serie A e serie B collezionerà 82 presenze.

Finirà la carriera da calciatore in Serie C1 con le maglie di Pisa, Sambenedettese, Teramo e Salernitana. L’ultima sua squadra da calciatore sarà la Fortis Trani, nel campionato di Promozione Pugliese.

Passa poi al campo, dove dapprima allena i portieri del Manfredonia, poi nell’estate del 2010, con il ritorno di Casillo e Zeman a Foggia, assume il ruolo di allenatore dei portieri rossoneri. Dopo la sfortunata stagione in Capitanata segue il boemo nella sua avventura a Pescara dove contribuirà in maniera decisiva alla promozione in Serie A dei “delfini abruzzesi”, in una squadra che vantava campioni del calibro di Immobile, Insigne e Verratti. E poi arriva il 30 marzo 2012.

Un infarto lo colpisce all’improvviso, lasciando Chiara ed i suoi due figli e soprattutto una schiera di tifosi ed amici rossoneri che sempre lo porteranno nel cuore.

Ciao Franco, ovunque tu sia!

Tullio Imperatrice 

Categoria: Am'arrcord