Marco Pennacchietti a FCM: “Pasquale Marino un rivoluzionario. Vi racconto Lodigiani-Foggia”

Marco Pennacchietti a FCM: “Pasquale Marino un rivoluzionario. Vi racconto Lodigiani-Foggia”

Per la puntata di questa settimana di “Am’arrcord” abbiamo ospite Marco Pennacchietti, ex difensore del Foggia dal 1999 al 2004. Con la maglia dei Satanelli il roccioso difensore, nato nel 1972 a Milano, ha collezionato ben 146 presenze e messo a segno 8 gol.

Grazie mille signor Pennacchietti per aver accettato il nostro invito.

Grazie mille a voi. Seguo sempre il sito Foggiacalciomania e mi tengo costantemente aggiornato sulle vicende del mio amato Foggia.

Cosa ha rappresentato per lei l’esperienza a Foggia dal punto di vista umano e professionale?

È stata l’esperienza più importante della mia carriera sotto tutti i punti di vista. Foggia è una piazza che ti fa sentire davvero un calciatore con la “C” maiuscola indipendentemente dalla categoria in cui milita. Dal punto di vista strettamente personale invece mi sono sentito sempre a casa mia, durante tutta la mia permanenza a Foggia ed ho saputo apprezzare l’affetto ed il calore che solo una piazza come Foggia sa dare.

Eppure ha vissuto notevoli vicissitudini durante la sua parentesi rossonera. Lei arriva nell’estate del 1999, con il Foggia appena retrocesso in Serie C2. Qual è stato il suo impatto con la piazza?

Traumatico probabilmente è il termine che rende meglio l’idea. Arrivai in una squadra che aveva un proprietario (Franco Sensi, ndr.) ormai latitante, che non seguiva più le sorti della squadra e noi eravamo lasciati un po’ allo sbando e senza una figura societaria che ci guidasse. Nonostante questo il primo anno arrivammo quarti con Braglia in panchina e perdemmo i play-off contro l’Acireale, ma quella squadra aveva potenzialità davvero enormi. 

L’anno successivo andò ancora peggio…

Il 2000-2001 fu sicuramente l’anno peggiore in maglia rossonera. Due cambi di allenatore, una squadra allo sbando ed una piazza che faticava a riavvicinarsi allo stadio. La nostra salvezza fu l’arrivo in panchina di Bruno Pace, che seppe ricompattare il gruppo e farci raggiungere una salvezza che ad un certo punto della stagione sembrava davvero complicata. In quella stagione iniziarono ad arrivare dei compagni di squadra come Efficie, Carannante e Mariniello che sarebbero stati fondamentali negli anni successivi.

L’anno successivo la rosa viene ulteriormente migliorata con gli arrivi di Catalano, Costanzo, Del Core ed a gennaio di De Zerbi. Cosa ricorda di quella stagione?

Una stagione dal finale amaro per la promozione svanita ai play-off contro il Paternò di Pasquale Marino, nonostante non avessimo perso in nessuna delle due finali. Il rammarico fu doppio da parte mia, visto che mi feci male ad un piede e non ho potuto giocare la finale. Era una squadra che dava già la sensazione di poter essere dominatrice del campionato l’anno successivo.

La società passa in mano a Patano e Trinastich e nel mercato estivo di quella stagione 2002-2003 arrivano Di Bari, Greco, Brutto, Assennato e soprattutto Pasquale Marino. Fu una cavalcata trionfale.

Non c’era storia con le altre squadre. Noi praticamente già a febbraio eravamo certi di aver centrato l’obiettivo della promozione, perché eravamo completamente calati in quelle che erano le idee del mister. Questa convinzione ci costò qualche passaggio a vuoto come la partita persa in casa contro il Brindisi ma era talmente raro che perdessimo che quella sera inizio addirittura a nevicare. Quella squadra era formata da uomini veri e da gente disposta a sacrificarsi in campo l’uno per l’altro.

Che tipo era Pasquale Marino?

Un rivoluzionario, con idee che erano vent’anni avanti rispetto agli altri. Avevamo un 3-4-3 offensivo che nessuno, soprattutto in Serie C2, adottava a quell’epoca. Lui era bravissimo a coinvolgere tutti a pieno nel proprio credo calcistico e noi lo seguivamo al 100% perché ci rendevamo conto di parlare con un grande allenatore.

De Zerbi invece mostrava già quelle doti caratteriali che lo rendono adesso, probabilmente, l’allenatore più promettente del panorama calcistico nazionale?

Vado controcorrente e dico simpaticamente di no, visto che Roberto in quegli anni a Foggia aveva ancora la vivacità e l’esuberanza di un ragazzo. Sul campo voleva sempre primeggiare e questo senza dubbio è una dote che si vede anche adesso che allena. Secondo me anche Mister Marino ha influenzato Roberto nel suo modo di fare calcio, visto che ha la sua stessa maniacalità nell’attuare le sue idee. Calcisticamente invece rimane per me ancora un mistero di come un giocatore dal talento immenso come Roberto sia arrivato a calcare i campi di Serie C2, nonostante poi abbia indossato maglie gloriose come quella del Napoli o giocato in Champions League con il Cluj.

27 aprile 2003, Roma, Lodigiani-Foggia. Cosa significa per lei?

Il coronamento di un sogno. Ricordo l’atmosfera al Flaminio con lo stadio che pian piano si riempiva di colori rossoneri e di gente che ci incitava. Sono emozioni che rimarranno per sempre nel cuore. La partita fu abbastanza brutta ma la felicità che regalammo a quei magici tifosi ripagava di tanti sacrifici che facemmo in quegli anni tribolati. Il ritorno a Foggia, con tutta la gente per strada a festeggiare, mi provoca ancora adesso la pelle d’oca a distanza di anni.

Stagione 2003-2004. La società ad aprile porta i libri in tribunale e fallisce. Il 10 si gioca la partita contro il Giulianova. Cosa ricorda di quella domenica?

Ricordo l’atmosfera che si respirava allo Zaccheria, quasi surreale. Quella stagione rimarrà per sempre il più grande rimpianto della mia carriera, perché con una società solida alle spalle avremmo potuto aprire un ciclo e sono certo che avremmo potuto già allora riportare il Foggia in Serie B. Fu davvero dilapidato un patrimonio tecnico enorme.

Sta seguendo il Foggia di Marchionni in questa stagione?

Lo sto seguendo e bisogna dare merito al mister ed ai ragazzi di aver condotto una stagione contro ogni pronostico. Devono però risalire la china rispetto agli ultimi risultati negativi, soprattutto dopo il derby perso a Bari, e non farsi trascinare dalla negatività che per un gruppo di ragazzi giovani può essere pesante da gestire.

Cosa fa adesso Marco Pennacchietti?

Sono uscito dal mondo del calcio e adesso gestisco una ditta che si occupa di distributori automatici. 

Grazie mille per il suo tempo e per aver viaggiato con noi nei suoi ricordi.

Permettiti di salutare tutta la tifoserie rossonera, soprattutto le due curve che ci hanno sempre seguito e sostenuto in tutta Italia. Forza Foggia, sempre!

Tullio Imperatrice

Categoria: Am'arrcord