Medford: la più luminosa meteora rossonera

Medford: la più luminosa meteora rossonera

Per questo appuntamento settimanale di “Am’arrcord” abbiamo deciso di compiere un viaggio nel passato, andando a ripercorrere la carriera di un giocatore che può senza dubbio essere considerato la “meteora” più luminosa passata per la Capitanata: Hernan Medford.

Al solo sentire pronunciare il suo nome chi di noi tifosi ha vissuto quegli anni fantastici con Zdenek Zeman in panchina rabbrividisce; proviamo però a capire in che contesto venne acquistato Medford dall’allora patron Casillo e cosa lo portò a Foggia.

Hernan Medford nasce in Costa Rica il 23 maggio 1968 e subito mostra notevoli qualità calcistiche per quella che è la tradizione del paese centroamericano. La prima apparizione sul palcoscenico del calcio che conta Medford la fa a soli 15 anni, partecipando al Mondiale under-16 nel 1985 in Cina e segnando quello che è il primo gol per la nazionale costaricana in una competizione Fifa. Quel trampolino di lancio così folgorante gli permette di esordire subito nel massimo campionato del suo paese con la maglia del Sagrada Familia e, dopo il suo passaggio al Deportivo Saprissa, maggior club del suo paese, riesce a vincere tre campionati nazionali di fila. Ma a spalancare a Medford l’immortalità calcistica e la fama nel suo paese arriva il Mondiale italiano del 1990.

Il Costa Rica, esordienti in una rassegna iridata, sono visti come vittima sacrificale in un girone che vede nazionali ben più quotate come Scozia, Svezia e soprattutto il Brasile. Ad avvalorare questa tesi basti pensare che i 23 convocati dal C.T. Bora Milutinovic, autentico giramondo del calcio, sono dilettanti senza nessuna esperienza a livello professionistico e tutti militanti in squadre del campionato nazionale.

Esordio a Genova l’11 giugno del 1990 contro la Scozia; Medford parte dalla panchina ed i suoi compagni di squadra riescono a vincere in maniera incredibile per 1-0 contro i più quotati scozzesi grazie ad un gol di Cayasso ad inizio ripresa. Per Medford l’onore di entrare a 4 minuti dalla fine della partita al posto di Jara, portando a termine un impresa che ha dell’incredibile.

Dopo la sconfitta per 1-0 contro il Brasile a Torino, il Costa Rica si gioca le sua chance di qualificazione contro la Svezia che poteva annoverare giocatori di grande livello come Ingesson, Schwarz ed Elkstrom. Milutinovic assegna la maglia numero 7 proprio a Medford, lanciandolo dal primo minuto dopo la panchina contro il Brasile ed i 4 minuti contro la Scozia. Sembra tutto facile per la Svezia, che passa in vantaggio proprio con Elkstrom che sfrutta una ribattuta dopo una punizione di Stromberg ma bisogna fare i conti con Hernan Medford. Dopo il gol infatti la scheggia costaricana si accende e taglia come una lama incandescente la burrosa difesa svedese, già convinta di aver portato a casa risultato e qualificazione agli ottavi. Al 75’ capitan Flores e pareggia ma al minuto ’87 Medford scatta sul filo del fuorigioco e punisce con grande freddezza il portiere svedese Ravelli; Costa Rica agli ottavi di finale ed il nome di quell’attaccante costaricano finisce sui taccuini di mezza Europa. L’avventura della nazionale centroamericana finirà a Bari nel turno successivo contro la Cecoslovacchia (4-1) ma per Medford è ora di sbarcare in Europa.

A vincere una agguerrita concorrenza sono gli jugoslavi della Dinamo Zagabria per offrono ad Hernan il primo contratto da professionista; con i croati collezionerà 14 presenze e 4 gol. In seguito verrà girato ad Austria Vienna e Rayo Vallecano in Spagna, dove giocherà il primo (ed ultimo) campionato da titolare in una squadra europea collezionando ben 30 presenze e 6 reti.

Siamo nell’estate del 1992, ed il Foggia proveniva dalla magica stagione di Baiano-Signori-Rambaudi e della voglia di continuare a stupire il panorama calcistico nazionale. Casillo però da grande imprenditore qual è stato, decide di vendere i suoi pezzi pregiati così Signori e Rambaudi finiranno alla Lazio, Baiano alla Fiorentina e Shalimov all’Inter, permettendo così al patron di incassare ricche plusvalenze. C’è da costruire una squadra però che possa di nuovo raggiungere l’obiettivo della salvezza e così Peppino Pavone inizia a cercare giovani affamati di gloria nelle serie minori; c’è bisogno però di un nuovo idolo, magari straniero, da schierare in attacco e così la dirigenza rossonera si ricorda di quella freccia nera vista ai Mondiali di Italia 90 e prendono Hernan Medford per guidare l’attacco rossonero.

L’impatto di Medford con la città è ottimo, come lui stesso dichiarerà in una recente intervista, ma non di certo lo stesso si può dire con i metodi di allenamento di Zeman, molto lontani da quelli a cui lui era abituato. Medford non ingrana e le qualità tecniche dell’attaccante scatenano l’ira dei tifosi foggiani. Medford nella stagione 1992-1993 con la maglia dei rossoneri collezionerà appena 12 presenze, segnando un solo gol in una sconfitta pesante a Brescia contro le Rondinelle di Mircea Lucescu e Gheorghe Hagi, in un Rigamonti bersagliato da una pioggia battente. Sul 3-0 per il Brescia (in gol Raducioiu, Saurini e Hagi), Petrescu scappa sulla destra e pennella un cross che il buon Hernan insacca di testa. Medford resterà così uno dei pochi attaccanti a non aver segnato caterve di gol con Zeman a guidarlo.

Dopo un mesto girone d’andata, la dirigenza rossonera capisce che non è lui a dover guidare l’attacco foggiano e corrono ai ripari andando a prendere Bryan Roy dall’Ajax e, grazie anche ai suoi gol ed alle sue giocate, a conquistare una salvezza che ad un certo punto sembrava insperata.

Medford chiuderà la sua onorata carriera in Messico e con il suo Deportivo Saprissa in Costa Rica per poi iniziare una carriera da allenatore ben più ricca di successi visto che guiderà le nazionali di Costa Rica ed Honduras e porterà il suo Deportivo Saprissa ad una semifinale del Mondiale per Club nel 2005 poi persa contro il Liverpool, mostrandosi come uno dei tecnici più preparati del continente.

Buena Suerte Hernan!

Tullio Imperatrice

Categoria: Am'arrcord