Sciacca a FCM: “A Foggia ho realizzato il mio sogno… giocare in serie A da protagonista!”

Sciacca a FCM: “A Foggia ho realizzato il mio sogno… giocare in serie A da protagonista!”

In questa puntata di “Am’arrcord” è nostro gradito ospite Nicolò Sciacca, centrocampista tuttofare arrivato in Capitanata nel 1992 e rimasto in maglia rossonera fino al 1995-96, in Serie B. Nella sua avventura in terra dauna 87 presenze e 10 gol, restando nel cuore dei tifosi per la sua duttilità e per il grande attaccamento alla maglia mostrato ogni volta che è entrato in campo.

Grazie per aver accettato il nostro invito signor Sciacca. E’ davvero un onore sentirla.

Grazie mille a voi per l’invito e per darmi l’opportunità di rivivere tanti bei ricordi e quello che per me Foggia ha rappresentato: il contesto in cui ho realizzato il mio sogno di essere un calciatore protagonista in Serie A.

Ci spieghi allora, com’è stata la sua esperienza a Foggia sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista umano?

La ricordo ancora come una meravigliosa esperienza. Sono stati quattro anni fantastici in cui sono diventato uomo e in cui sono cresciuto, oltre che dal punto di vista professionale, anche dal punto di vista personale. Professionalmente senza dubbio Zeman ha segnato in maniera indelebile la mia carriera. Gli allenamenti a San Ciro scavalcando la recinzione sono l’esempio di come l’umiltà e l’unità di quel gruppo, grazie agli insegnamenti di un maestro di calcio come il boemo, fossero il vero segreto dei nostri successi. Dal punto di vista personale invece non ho vissuto granché la città, visto che eravamo un gruppo concentrato unicamente sul raggiungimento del risultato sportivo; sono andato solo una volta in un locale e mi guardavano quasi come un marziano.

Il suo passaggio dal Trapani in serie D al Foggia in serie A è uno degli esempi più significativi di quello che fu il lavoro del trio Zeman-Pavone-Casillo. In che modo si sviluppò la trattativa?

Io posso vantarmi di essere stato uno dei pochi ad essere stato scelto direttamente da Zeman. Infatti come hai detto tu io militavo nel Trapani in Serie D, dopo essere stato nella rosa del Napoli campione d’Italia per la prima volta nella sua storia. L’evoluzione dell’avventura però non fu delle migliori e scivolai in quarta serie. Li venne a vedermi il vice di Zeman, Lombardo, e convinse il mister a farmi fare una sorta di provino a gennaio del 1992; era il Foggia di Baiano, Rambaudi e Signori ed io riuscii a convincere il mister a prendermi per la stagione successiva.

Che sensazione ha avuto arrivando a Foggia e conoscendo mister e compagni?

Si creò subito un grande feeling tra di noi visto che eravamo tutti accomunati dalla grande voglia di esplodere e di far vedere a tutte le società che ci avevano formato che avevano sbagliato a lasciarci andare via troppo facilmente. Infatti oltre a me che ero cresciuto a Napoli, c’erano Mandelli e De Vincenzo cresciuti all’Inter, Di Biagio e Biagioni alla Lazio, Seno al Padova, per citarne solo alcuni, e tutti volevamo raggiungere il nostro sogno. A questi ci aggiungi elementi stranieri di grande qualità come Petrescu, Roy, Kolyvanov e Chamot e capisci che grande lavoro venne fatto in quegli anni. Eravamo una famiglia e passavamo anche il tempo libero insieme, questo a dimostrazione del grande affiatamento che si creò subito tra di noi.

Esordio da titolare in casa contro l’Udinese il 27 settembre 1992. Cosa ricordi di quella giornata?

Grandissima emozione. Ricordo che Zeman era solito dirci la formazione un ora prima della partita e chiamava i giocatori con il relativo numero. Ricordo ancora la voce compassata di Zeman “6 Di Bari, 7 Bresciani, 8 Sciacca…”; a quel punto mi giro verso De Vincenzo e gli chiedo se avevo sentito bene e dovevo giocare titolare. Lui mi guarda e mi dice che per fortuna ci sentivo benissimo. Iniziarono a tremare la gambe ma devo dire che una volta iniziata la partita ero solo concentrato sui miei compiti in campo e per fortuna vincemmo anche 1-0 con gol di Petrescu.

Quel biennio con Zeman poteva chiudersi con un trionfo, con la qualificazione Uefa sfumata all’ultima giornata della stagione 1993-94, esattamente il 01 maggio 1994, con la sconfitta interna con il Napoli. Fu doloroso vero?

Senza dubbio fu una brutta botta, visto che da illustri sconosciuti potevamo diventare una squadra che disputava le coppe Europee. Ricordo che il patron Casillo promise un ricco premio in caso di qualificazione. Ma quella sciagurata partita non intaccò secondo me il grande lavoro di quegli anni, visto che il nostro Foggia costruito con poche risorse economiche ma con grandissima competenza, riuscì a portare sei giocatori nelle varie nazionali. Eravamo un gruppo coeso che eseguiva alla lettera gli insegnamenti di un allenatore avanti trent’anni rispetto agli altri.

L’anno dopo arrivò Catuzzi. Quanto incisero la vicissitudini giudiziarie di Casillo in quella sciagurata retrocessione?

Secondo me in minima parte, visto che ci furono una serie di fattori che determinarono quella retrocessione. Noi alla fine del girone d’andata eravamo quarti in classifica, vista la voglia che c’era di dimostrare che, oltre al lavoro di Zeman, c’era anche “farina del nostro sacco” in quei successi. Poi purtroppo si fecero male Kolyvanov e Bresciani, Cappellini non riuscì ad essere determinante in quella stagione e non essendo cinici sottoporta purtroppo pagammo dazio. La Serie A sotto questo punto di vista è micidiale visto che poi al tuo primo errore difensivo vieni punito. Fu molto doloroso per noi.

L’anno successivo la Serie B, in una stagione travagliata con Rossi e Burgnich in panchina. Cosa ricorda di quella stagione?

L’impatto con mister Rossi non fu dei migliori, infatti il gruppo non si legò mai completamente all’allenatore. Le cose migliorarono decisamente con Burgnich, una persona davvero di altri tempi. In quella stagione segnai i gol più importanti della mia avventura a Foggia, ed entrambi su calcio di rigore: contro il Cesena a tempo scaduto e nella giornata che sancì la nostra salvezza contro il Cosenza. Non di certo i più belli ma senza dubbio i più importanti.

Vogliamo chiedere un suo personale ricordo di due personaggi che rimarranno per sempre nella storia del Foggia: Mancini e Casillo.

Franco era senza dubbio il nostro leader, pur essendo una persona di poche parole ma estremamente presente per tutti noi. Io ero suo compagno di stanza e ricordo che spesso lui, essendo appassionato di batteria, prendeva le bacchette e iniziava a simulare di suonare lo strumento usando due cuscini, scatenando l’ira mia e di Di Biagio. Fu doloroso per me sapere della sua scomparsa. Voglio mandare un forte abbraccio a Chiara e a tutta la famiglia di Franco. Per quanto riguarda Casillo, io negli anni di permanenza a Foggia ebbi un solo colloquio con lui durato forse un minuto al termine della prima stagione; io con il mio procuratore volevamo ridiscutere il contratto ma lui ci liquidò dicendo che avevo firmato un triennale l’anno prima quando passai dal Trapani al Foggia. Capii subito che non c’era modo di intavolare nessun tipo di trattativa e lui mi rassicurò dicendo che avrei avuto tutto quello che mi serviva per star bene a Foggia; decisamente un altro tipo di calcio rispetto a quello di adesso. E’ stato senza dubbio un grande Presidente.

Cosa fa adesso Nicolò Sciacca?

Ho una azienda agrituristica con alcuni campi da calcio annessi. Ho una bella attività e mi fa piacere mettere a disposizione soprattutto dei più giovani una bella struttura dove giocare a calcio e divertirsi.

Grazie mille per la disponibilità signor Sciacca e in bocca al lupo per tutto.

Grazie mille a voi per avermi dato modo di salutare una piazza a cui sarò legato a vita e di cui sarò sempre tifoso. Un abbraccio a tutti nella speranza di poter finalmente festeggiare il “nostro” centenario nel migliore dei modi. Forza Foggia.

Tullio Imperatrice

Categoria: Am'arrcord