Un’estate del pallone diventata una (triste) storia infinita

Un’estate del pallone diventata una (triste) storia infinita

Nella vita ci sono situazioni che si verificano all’improvviso, senza che si possa far nulla per fronteggiarle. A volte, però, ce ne sono altre precedute da segnali premonitori e che si verificano semplicemente perché quei segnali sono stati sottovalutati o, peggio ancora, ignorati. Un esempio lampante è l’estate che ha vissuto, e sta ancora vivendo, il calcio italiano.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di tre anni. All’indomani del fallimento del Parma nel bel mezzo del campionato i vertici del calcio intonarono, ad una sola voce, il seguente coro: “Mai più un caso Parma!”. In quella stessa estate sarebbero però saltate alcune società delle categorie minori, tipo il Barletta. Senza dimenticare che proprio in Puglia erano precedentemente fallite società storiche come Taranto, Foggia, Fidelis Andria e Bari. In quel momento chi di dovere avrebbe dovuto drizzare le antenne sul problema di un calcio professionistico a 102 squadre (20 in A, 22 in B, 60 in C) non più sostenibile. E invece, anche nelle due estati successive, si è andati avanti come se i fallimenti di qualche società fossero degli incidenti di percorso o eventi figli unicamente del destino cinico e baro. A far balzare il problema agli occhi non è bastata neanche l’avvisaglia del Modena fallito circa un anno fa a campionato di Serie C appena iniziato. Alla faccia del “Mai più un caso Parma!”, visto che almeno i ducali nel 2015 il campionato di Serie A lo avevano portato a termine mentre il Modena è stato cancellato dal calcio professionistico in itinere.

Fatale, quindi, che si sia arrivati al caos di questi mesi. Tre società di Serie B saltate mentre in Puglia la stessa situazione è stata vissuta anche dalla Fidelis Andria, e milioni di tifosi che a settembre già iniziato non sanno ancora quali e quante squadre parteciperanno al campionato cadetto e, di riflesso, ai due appena inferiori. Almeno nel 2003, dopo un’altra estate turbolenta, fu messo a punto un sistema di promozioni e retrocessioni in grado di portare il calcio verso gli attuali format di A e B (da 18 a 20 la prima, da 20 a 22 la seconda) per la stagione 2004/05. Probabilmente gli eventi degli anni scorsi avrebbero dovuto suggerire a qualcuno di intervenire per tempo e mettere a punto la medesima strategia in senso contrario, cioè una contrazione degli organici dei primi tre campionati professionistici passando per un sistema di promozioni e retrocessioni che favorisse tale modifica.

E invece siamo al 9 settembre e ancora non è dato sapere se la Serie B sarà a 19 o 22 squadre, quali squadre saranno eventualmente ripescate e quali, di conseguenza, parteciperanno alla C e alla D. Per non sciogliere il nodo dal 2015 in poi, nel 2018 ci si ritrova a dover sbrogliare una matassa diventata nel frattempo ingarbugliatissima. E ci si trova a dover attendere che qualcuno ponga fine a quella che, parafrasando una canzone dei Limahl del 1984, ha tutta l’aria di una never ending story diventata ormai tragicomica. O forse, ad ascoltare l’umore dei tifosi, più tragica…

Categoria: Rassegna stampa
Fonte: www.tuttocalciopuglia.com