Ci hanno abituati partita dopo partita alla “morte” sportiva del Foggia. E senza poter dare “l’ultimo saluto” dei tifosi allo Zaccheria
Rabbia? No, solo rassegnazione. Siamo sinceri: nelle ultime settimane abbiamo visto emergere la rassegnazione. Stavamo assistendo alla morte sportiva del Foggia, come una persona cara che ci stava abituando settimana dopo settimana alla sua scomparsa dai campi di calcio professionistico. Fino al respiro finale contro la Salernitana, in una cattedrale del calcio deserta, dove non è stato possibile ai suoi cari dare l’ultimo saluto perchè tre balordi hanno deciso di fare una passeggiata sul campo di Monopoli accedendo da una porta non presidiata da steward o forze dell’ordine. Tutti coltivavamo la speranza che potesse accadere qualcosa di impossibile, che un colpo di fortuna, un errore degli avversari, una follia dell’arbitro, restituisse al Foggia i numerosi torti arbitrali registrati in campionato e che dovevano farci capire che oltre all’evidente incapacità sportiva avevamo anche altri fattori contrari. Ma non sarebbe stato giusto, perchè il Foggia meritava di retrocedere per un campionato scandaloso, senza attenuanti. Dobbiamo imparare a saper perdere, a non covare rabbia o rancore se vogliamo crescere ed essere accolti nuovamente nel calcio che conta. Perchè fatevene una ragione: il Foggia e i tifosi foggiani preferiscono tenerli nelle sabbie mobili del calcio. Per venirne fuori non sarà facile. Un ultima nota in chiusura: non creiamo delle aspettative per eventuali riammissioni. Ora siamo in serie D, poi se qualcosa dovesse accadere, ne riparleremo. Al momento fateci piangere il morto. Dopo vedremo…
Roberto Parisi

